Ginocchio e Condropatia Riabilitazione

Ginocchio e Condropatia Riabilitazione

Curato da Guido De Luca – Terapista della Riabilitazione

Come ogni protocollo riabilitativo che aspira alla rieducazione funzionale si pone gli obiettivi tesi al completo recupero delle seguenti caratteristiche:

• Articolarità

• Forza

• Stabilità

• Assenza di tumefazione

• Assenza di dolore

• Recupero delle attività sport specifiche

Un eccellente programma riabilitativo nel trattamento delle lesioni cartilaginee del ginocchio nasce dalla conoscenza approfondita di numerosi fattori, tutti condizionanti le scelte e le modalitĂ  di applicazione dei vari elementi costituenti il protocollo stesso:

• Tipo di lesione cartilaginea

• Capacità di riparazione tissutale relative al tipo di lesione

• Tempi e meccanismi riparativi microscopici, macroscopici, biomeccanici.

Lesione Cartilaginea

Le differenze esistenti nel potenziale riparativo delle lesioni condrali portano a distinguere 3 tipi di danno cartilagineo:

1) Danno della matrice o dei condrociti senza evidente lesione della superficie articolare: in questo caso, se la matrice ed i condrociti non sono stati fortemente danneggiati, possono ripristinare l’organizzazione tissutale; se invece il danno è stato importante, la lesione può progredire celermente.

2) Lesione della cartilagine senza esposizione dell’osso sub-condrale: generalmente il danno non viene riparato dai condrociti e l’evoluzione dello stesso danno è legata ad altri fattori come la sede, le dimensioni la lesione.

3) Lesione della cartilagine con esposizione dell’osso sub-conclrale: la produzione di cartilagineo, puòo contribuire, se l’estensione del danno non è eccessiva, ad una riparazione, priva però delle qualitĂ  biomeccaniche tipiche della cartilagine.

Si Distinguono 5 categorie di pazienti con differenti esigenze rieducative:

1. Lesione condrale sospetta

In questo gruppo di pazienti generalmente la diagnosi è presunta, non potendo disporre di un imaging per l’analizzare il mantello cartilagineo; nel caso in cui la risonanza magnetica mostri una sospetta lesione cartilaginea, l’atteggiamento riabilitativo sarĂ  cauto con un carico protetto progressivo, preferibilmente in acqua alta nelle prime due settimane, potenziamento isometrico così il ginocchio in estensione nella prima settimana e l’uso di attivitĂ  cicliche in catena chiusa con carichi moderati.

2. Lesione condrale accertata mediante indagine artroscopica

Oltre alle differenti caratteristiche riparative vanno considerate: la sede della lesione, la dimensione, le associazioni di altre lesioni (menischi, LCA). Il trattamento riabilitativo è di conseguenza estremamente vario.  In caso di esposizione acuta dell’osso sub-condrale può essere opportuno evitare il carico o assisterlo decisamente, per un periodo di 3 – 4 settimane, favorendo il tentativo di rigenerazione cartilaginea, di frequente i tempi di recupero sono lievemente piĂą cauti della semplice meniscectomia artroscopica.

3. Microfratture

Per questa fascia di pazienti l’astensione dal carico si prolunga per circa tre settimane. Si attivano immediatamente contrazioni isometriche ed isotoniche a ginocchio esteso con stretching dei flessori e degli ischio-crurali. Il carico c gradualmente viene concesso con attenta gestione di bastoni canadesi.

L’idrochinesiterapia rappresenta un importante mezzo per favorire la gradualitĂ  del recupero del carico e del potenziamento muscolare con resistenza simile a quella “accomodante” dell’isocinetica, elementi particolarmente indicati per non sovraccaricare l’articolazione; può essere iniziata precocemente.

In seguito si incrementa la forza in catena chiusa, si rammenda che spesso i pazienti mostrano recuperi funzionali difficoltosi a causa delle loro varie qualità cartilaginee rigenerate. La tumefazione è spesso presente quando le sollecitazioni divengono più intense. I tempi della convalescenza generalmente lunghi, possono essere molto variabili, fino a sei mesi.

4. Innesti osteocondrali

Dopo un intervento di innesti osteocondrali, il divieto di carico dura 30 giorni. Sono inizialmente concessi solo e assolutamente in scarico, il potenziamento isometrico in estensione ed elettrostimolazione. L’idrochinesiterapia viene iniziata dopo tre settimane in acqua alta dove permane per circa 3 settimane ed un attendibile test isocinetico dopo quattro mesi. L’inizio dovrĂ  necessariamente essere cauto con gradualitĂ  estrema. La ripresa dell’attivitĂ  sportiva è prevista entro il sesto mese.

5. Trapianto di condrociti

Per quest’ultimo gruppo il protocollo prevede 2 fasi di riabilitazione, una pre-operatoria ed una post-operatoria. Per la massima tutela del carico sfiorante protetto, si ricorre all’idrokinesiterapia, sia per favorire il recupero graduale dell’articolaritĂ , sia per il coinvolgimento della motricitĂ  globale nonche l’allineamento posturale ricercato durante la deambulazione in acqua. In scarico si eseguono esercizi di potenziamento in isometria per il quadricipite. Dopo sei o sette settimane, si incrementa il carico, si esercita il recupero completo dell’articolaritĂ , e si inizia in palestra con esercizi in catena cinetica chiusa. Alla decima settimana il tono-trofismo muscolare viene allenato in maniera esplosiva con decisa resistenza. Si consiglia ai pazienti operati di continuare una serie di esercizi selezionati durante il processo terapeutico tesi a mantenere il trofismo muscolare e la funzione meccanica. Aspirare ad avere una buona distribuzione dei carichi articolari è fondamentale per evitare carichi dannosi sutrapianto di condrociti. La pliometria, cambi di direzione in velocitĂ  insieme a balzi lunghi e alti, saranno gli obiettivi che completano il programma riabilitativo.

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