Idrokinesi spalla

Idrokinesiterapia e spalla

Nonostante la grande esperienza dei colleghi del Regno Unito, del Centro Europa e delle scuole Nord Americane nessuno è riuscito a dare lelle indicazioni precise, specifiche per patologia alla metodica idrokineisterapica.

Fa eccezione a questa permessa la scuola Lionese che con il chirurgo ortopedico G. Walch e il riabilitatore J.P. Liotard sulla base di un’esperienza di 2.776 casi di patologie della spalla operati e riabilitati dalla stessa équipe, hanno dovuto abbandonare le tecniche rieducative tradizionali in seguito ai sorprendenti risultati ottenuti con questa metodica.

Ecco alcune linee guida nella riabilitazione della spalla.
La scelta dell’acqua come strumento terapeutico:
L’obiettivo primario da raggiungere durante la riabilitazione è la precoce mobilizzazione passiva.
Intanto la mobilità passiva è il problema più importante nella riabilitazione delle spalla e non c’è mai potenziamento dei muscoli, e questo perchè aumenta il dolore e la spalla tende a limitare i movimenti.
Nell’acqua tutto è più semplice perché non lavora il paziente ma i vari principi fisici dell’acqua.

Caratteristiche tecniche di una piscina riabilitativa:

Temperatura : 32°
Superficie : 40/60 m2  x  60/60 m3
Profondità : variabile tra 60 cm e 200 cm
Postazioni di lavoro : almeno 4 fisse e altrettante variabili
Gestione del trattamento ergonomica per l’operatore, confortevole e sicura per il paziente
Attrezzatura igieniche di supporto : (non legno, solo plastica, gomma, facili da usare per il paziente, che facilitano la gestione tecnica della patologia

Biomeccanica del movimento:

Con l’approfondirsi degli studi, delle conoscenze e delle esperienze sul movimento umano si fa strada la convinzione che il fenomeno movimento deve essere sempre correlato al compito al quale il sistema muscolare, articolare nervoso viene sottoposto, per cui il suo funzionamento non può essere visto al di fuori delle esigenze dello stesso sistema. Per questo motivo sembra necessario rivedere il nostro agire riabilitativo in maniera più critica proponendo esercizi terapeutici non più solo segmentari ma soprattutto globali, tenendo presente quello che il sistema (muscolo, articolazioni, sistema nervoso) sarà portato a fare nella realtà quotidiana.
Questa permessa però non ci deve far dimenticare che le condizioni in cui il movimento si attua sono varie e mutevoli. Per chi si occupa di traumatologia dello sport sarà ben diverso rieducare un calciatore, un nuotatore o un saltatore, un lanciatore da una ballerina, in quanto la patologia è spesso causata dal gesto sportivo, dalle condizioni di gara o dal sovraccarico funzionale. Il corpo umano durante il movimento è sempre sottoposto alla forza gravitazionale che impone degli adattamenti del sistema neuromuscolare che varia in funzione della postura globale dell’individuo e della posizione segmentaria delle singole articolazioni.

Analisi biomeccanica dell’esercizio:

Durante un movimento effettuato con resistenza elastica con l’aumentare dell’articolarità (R.O.M.) e del tempo di applicazione della forza aumenta proporzionalmente la resistenza che l’attrezzatura oppone al movimento è di pari passo aumenta l’attivazione della muscolatura (fase concentrica del movimento). Diametralmente opposto è il comportamento durante un esercizio gravitazionale soprattutto a carico degli arti inferiori, dove vedremo che la fase più attiva dal punto di vista neuromuscolare è quella iniziale, quella dove l’arto, la massa corporea, l’attrezzo devono essere accelerati per essere portati da una situazione di quiete ad una di moto raggiunta la velocità voluta e vinti gli svantaggi legati alla leva corporea l’attivazione neuromuscolare diminuisce (fase concentrica del movimento). Durante un esercizio isocinetico avviene una cosa molto particolare ed artificiale.
Dopo aver eliminato il peso del segmento corporeo da rieducare, l’apparecchio freno il movimento del soggetto facendolo muovere alla velocità prefissata dopo una iniziale rapida accelerazione ogni tentativo da parte del soggetto di superare tale velocità si traduce in un aumento della resistenza da vincere (iso cinetica = stessa velocità’). Il risultato è quindi uno stimolo massimale dell’attività neuromuscolare su “quasi” tutto l’arco di movimento (R.O.M.) sia per i muscoli agonisti che per gli antagonisti senza l’interferenza negativa della gravità.
Una situazione molto simile avviene durante l’idrokinesiterapia. In acqua il corpo o il segmento da trattare perde quasi tutto il suo peso e di conseguenza il movimento viene facilitato.

In riferimento alle resistenze:
– Resistenza frontale: offerta da qualunque parte del corpo che incontra l’acqua durante il movimento.
– Risucchio: resistenza contrapposta a quella frontale che si forma nella zona di depressione (pressione negativa).
– Attrito di superfice: resistenza data dal sottile strato di acqua che incontra la cute man mano che quest’acqua scorre lungo il corpo.

Ad una situazione di accelerazione iniziale le resistenze (frontale, attrito di superficie, risucchio) determinano un freno al movimento (isocinesi) permettendo perciò di spaziare su più piani dell’articolarità e dunque una libertà di movimento estremo in massima sicurezza. Tra l’altro l’acqua calda e la guida del riabilitatore permettono di vincere da un lato il dolore e la contrattura antalgica dall’altro la paura di danneggiare i tessuti in via di guarigione.

La sovrapposizione delle modalità di esercizio con i relativi comportamenti e addattamenti da parte del sistema neuromuscolare.
Gli adattamenti che si possono sviluppare in seguito ad allenamento e a riabilitazione motoria a livello neuromuscolare, possono essere molto diversi e, alla lunga, le performances che ne derivano possono essere altrettanto diverse inoltre è possibile affermare che non solo il muscolo ma ogni tessuto coinvolto nel movimento potrà sviluppare degli adattamenti morfologici oltre che funzionali diversi a seconda della diversa condizione biomeccanica applicata.

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