Diastasi-acromion-claveare

Lesioni della Clavicola

(Curato da Guido De Luca – Fisioterapista)

Tra le varie lesioni che colpiscono gli atleti, si annoverano le fratture di clavicola, e gli atleti che praticano gli sport di contatto sembrano più esposti a tali lesioni. Alla frattura della clavicola, purtroppo,  non raramente si associano altre lesioni, di natura legamentosa e/o capsulare.

Generalmente le fratture della clavicola si verificano a seguito di cadute sulla spalla o sulla mano con braccio in iperestensione, ed è spesso localizzata al terzo medio o verso il terzo esterno dell’osso. Ad una prima osservazione la superficie della clavicola è estremamente dolente e gonfia, e ad ogni movimento della spalla si percepisce un crepitio e dolore intenso.

Immobilizzare parzialmente con un bendaggio a triangolo o con un bendaggio a otto sembra essere la migliore soluzione, il paziente può infatti muovere parzialmente il braccio per lo svolgimento delle attività di vita quotidiana. La chirurgia però, può essere a volte necessaria, contemplando casi particolari che prevedono fratture esposte o comminute, di buono c’è intanto, una altissima casistica di guarigioni totali dopo un adeguato ciclo di riabilitazione.

Altre lesioni che possono coinvolgere la clavicola sono: la diastasi dell’articolazione acromion-clavicolare e la diastasi  dell’articolazione sterno-clavicolare.

L’articolazione acromion-clavicolare è circondata da legamenti che decorrono fra la clavicola e il processo acromiale della scapola (legamento acromion-clavicolare) ed è stabilizzata da altri legamenti che decorrono tra la clavicola e il processo coracoideo della scapola (legamenti coraco-clavicolari). La maggior parte delle lesioni acromion-clavicolari è dovuta a forze dirette prodotte da una caduta dell’atleta sulla spalla con braccio addotto adeso al corpo, o quando un giocatore di rugby impatta contro un avversario. La forza di impatto transita dal braccio attraverso la testa dell’omero sino all’acromion ripercuotendo l’articolazione.

 Possiamo distinguere una serie di gradi di lesione in funzione dell’estensione delle rotture legamentose dell’articolazione acromion-clavicolare e dei legamenti coraco-clavicolari. Le lesioni più frequenti sono i 1°-2°-3° grado.

1° Grado si intende  una distrazione del legamento acromion-clavicolare che causa dolore sopra l’articolazione e lievi dolori al movimento della spalla e del moncone, in senso generale il dolore è ben contenuto.

2° Grado si intende una rottura e conseguenziale allargamento dell’articolazione acromion-clavicolare con una certa elevazione della parte terminale della clavicola. Il dolore è da contenuto a intenso vicino all’articolazione acromion-clavicolare e il movimento della spalla è evidentemente ridotto da indurre l’atleta alla sospensione delle attività sportive.

3° Grado si intende una rottura congiunta a lussazione dell’articolazione acromion-clavicolare con spostamento in alto della clavicola. I legamenti coraco-clavicolari sono lesi e lo spazio coraco-clavicolare è notevolmente incrementato. L’estremità superiore si presenta depressa e la clavicola si muove liberamente, anche sollevando la cute. Il dolore è da contenuto a intenso. Sull’articolazione è presente dolore intenso alla pressione.

4° Grado l’articolazione acromion-clavicolare è lussata, la clavicola spostata posteriormente, i legamenti coraco-clavicolari riportano lesione completa. Il dolore è maggiore rispetto al 3° e la clavicola è spostata posteriormente e purtroppo è difficilmente riducibile.

5° Grado si intende una rottura del legamento acromion-clavicolare come pure dei legamenti coraco-clavicolari. L’articolazione acromion-clavicolare è spostata sul piano clavicola-scapola, il dolore è intenso e lo spostamento fra clavicola e acromion intensifica il dolore.

6° Grado i legamenti acromion-clavicolari e coraco-clavicolari sono lesi completamente, l’articolazione è lussata con la clavicola spostata sotto l’acromion o la coracoide. Questa lesione è rara e di frequente è associata ad altre lesioni ossee.

La sintomatologia presenta un dolore ben localizzato sul versante anteriore della splalla, il dolore si irradia in base al grado di gravità, l’ispezione evidenzia gonfiore, deformità dell’articolazione. Il braccio interessato è di solito tenuto di lato e tutti i movimenti della spalla sono ridotti per il dolore. il dolore è presente anche alla pressione sull’articolazione e all’adduzione passiva.

Una separazione parziale cioè di 1° e 2°grado, dipende spesso da una lacerazione dell’apparato capsulo-legamentoso  acromion-clavicolare mentre una separazione completa cioè di 3° grado,  è conseguenza di una rottura totale dei legamenti coraco-clavicolari.

La radiografia conferma la diagnosi, nella separazione di 3° grado non vi è più contatto tra le superfici articolari.

Per un adeguato trattamento e guarigione, l’idrokinesi terapia con i suoi esercizi precoci di mobilizzazione spontanea, sembra essere la migliore soluzione terapeutica, specialmente nei soggetti con  lesioni di 1°, 2°, e 3° grado. Nei casi lievi è possibile anche usare un bendaggio per ridurre la clavicola in posizione fisiologica, mentre nei casi gravi, soggetti con lesioni di 4°, 5° e 6° grado, è utile consultare uno specialista per una eventuale chirurgia.

Il trattamento delle lesioni di 3° grado sembra privilegiare il trattamento non operativo con mobilizzazione precoce in acqua, con il trattamento conservativo l’atleta può avere uno una discreta funzionalità, quindi, è raccomandato il trattamento sintomatico precoce con progressione verso esercizi con lievi pesi. Generalmente l’atleta può ritornare alla pratica sportiva nell’arco di 4-6-8 settimane, quando il movimento articolare non è più doloroso o limitato.

Le fratture della clavicola generalmente guariscono bene. Gli esercizi di condizionamento come la corsa non dovrebbero essere ripresi sino a che la frattura non è guarita o non genera più dolore (circa 3-6-8 settimane dopo il trauma). Il ciclismo e altre attività non in carico critico possono spesso essere continuate durante il periodo di recupero. Quando si verifica il persistere del dolore dopo una lesione dell’articolazione acromion-clavicolare deve essere preso in considerazione un intervento chirurgico, teso alla resezione dell’estremità laterale della clavicola.

L’articolazione sterno-clavicolare invece, raramente può essere diastasata, l’estremità mediale della clavicola e quindi la spalla, è  ancorata allo sterno dai legamenti sterno-clavicolari. La cavità articolare ha un andamento obliquo e contiene un menisco discoidale. Quando la spalla subisce un forte impatto, l’articolazione sterno-clavicolare può spostarsi e lacerare i legamenti, determinando così uno spostamento dell’estremità mediale della clavicola in senso anteriore rendendola di conseguenza più prominente in superficie.

La sintomatologia presenta un dolore localizzato nella regione della spalla meno che nel tratto  sternale, il dolore è molto presente anche alla pressione esercitata sull’articolazione, nei casi gravi si apprezza la diastasi completa dell’articolazione sterno-clavicolare lasciando intuire una lesione completa dei legamenti sterno-clavicolari.

Per raggiungere una corretta diagnosi bisogna eseguire una radiografia e/o una TAC.

Per un corretto trattamento ed una adeguata guarigione in caso di diastasi parziale, si suggerisce al soggetto infortunato di stare a riposo 1-2 settimane con mobilizzazione della spalla se ben tollerata, solo in seguito si indirizza il paziente in idrokinesiterapia continuando la mobilizzazione attiva incrementando le resistenze, non è lo stesso in caso di diastasi posteriore dove l’intervento chirurgico di solito prevede la resezione dell’estremità mediale della clavicola, e tempi di recupero si allungano decisamente.

(Link Foto http://www.fisioterapiarubiera.com/dolore-spalla/)

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