osteocondrosi dissecante

Osteocondrosi Dissecante Astragolo

(Curato da Guido De Luca – Fisioterapista)

L’osteocondrosi dissecante contempla una condizione nella quale un frammento cartilagineo, insieme con l’osso subcondrale si distacca dalla superficie articolare. E’ giusto subito dire che purtroppo questa patologia fa da precursore dell’artrosi della tibiotarsica a causa dell’alterata meccanica articolare e delle sinoviti reattive ricorrenti.

Il frammento osteocondrale può essere stabile, instabile seppur contenuto dal manto cartilagineo oppure instabile e mobile all’interno della articolazione. L’esame RMN aiuta a comprendere la situazione in cui si trova la lesione. Nella fase in cui la lesione è meccanicamente stabile il rivestimento cartilagineo può apparire normale oppure leggermente gonfio.

La localizzazione più comune si verifica a livello dell’articolazione tibio-tarsica ed è la troclea astragalica, ed in particolare in vicinanza del margine supero-mediale nella maggior parte dei casi, mentre quello laterale rappresenta la minoranza dei casi. Evento eccezionale si verifica invece nella localizzazione all’estremo distale della tibia.

L’osteocondrosi dissecante dell’astragalo affonda le sue radici nella traumatologia dello sport, generalmente da microtraumi ripetuti nel tempo, infatti, dal punto di vista microscopico nel frammento osteocondrale distaccato possono distinguersi due zone: la porzione più esterna costituita da cartilagine ialina ed un regolare orientamento delle fibre; la porzione interna costituita da tessuto osseo che è in parte necrotico con disorganizzazione e frammentazione delle trabecole.

Di frequente si è riscontrata la presenza di un tessuto connettivo di tipo fibroso o fibro-cartilagineo che riveste l’intera superficie del frammento distaccato. L’evoluzione naturale della lesione è sovrapponibile alla frattura osteocondrale post-traumatica.

Le lesioni con lieve sintomatologia, in genere non richiedono trattamento di tipo chirurgico, non è così per le lesioni più gravi dal punto di vista sintomatico e radiografico, infatti non rispondono bene al trattamento conservativo e necessita l’intervento chirurgico. Le procedure chirurgiche sono:

1) Prelievo di cellule cartilaginee del paziente, coltura in laboratorio delle cellule prelevate e innesto successivo delle colture.
2) Prelievo osteocondrale dal ginocchio ed innesto all’astragalo.
3) Innesto di acido poli-glico-lattico e innesto di fosfato tricalcico.

I trattamenti riabilitativi prevedono, dopo le immobilizzazioni post-chirurgiche, l’idrokinesiterapia come tecnica riabilitativa iniziale, data l’assenza del carico, i nuovi innesti saranno preservati dal microtrautismo generato durante gli esercizi di deambulazione pluridirezionale, si otterrà quindi un adeguato stimolo di vascolarizzazione, nonchè una attivazione biologica e rigenerazione tissutale. Nella fase successiva circa nella terza settimana, la piscina alternerà le sedute con la palestra, contemplando in quest’ultima, esecizi in isometria. Soltanto dopo un programma di carico progressivo in vasca l’atleta effettua il passaggio definitivo in palestra per esercizi più complessi.

 

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