LCM

Protocollo Riabilitativo LCM

(Curato da Guido De Luca – Fisioterapista)

L’intervento chirurgico è ancora attuale nei casi più gravi di lesione completa, ma la tendenza negli ultimi anni ha cambiato lentamente i criteri di intervento e oggi si tendono a trattare, attraverso protocolli conservativi, anche  le lesioni più gravi.

Nell’immediato post-operatorio per tre settimane va mantenuto un tutore articolato a 20° di flessione, e a casa il paziente effettua in assenza di carico, mobilizzazioni attive della caviglia con tutore, come circonduzioni e flesso-estensioni per favorire la vascolarizzazione  e il tono della muscolatura della gamba.

Dopo una settimana dall’intervento, si possono iniziare esercizi di rinforzo della muscolatura dell’anca, sia in prono che in supino, dopo due settimane si effettua un controllo clinico a verifica delle condizioni generali. Si rimuove il tutore per il tempo della seduta di fisioterapia tesa alla mobilizzazione e al cauto recupero articolare in flessione  del ginocchio.

Il paziente attivamente effettua contrazioni isometriche del quadricipite schiacciando un cuscino sotto al cavo popliteo e attivando contemporaneamente i dorsoflessori plantari, in questa fase si evita ancora la tendenza all’estensione completa del ginocchio. Nel corso della seconda settimana si intensificano i tempi e le ripetizioni degli esercizi incrementando il tono-trofismo dell’arto inferiore in toto.

La terza settimana è caratterizzata da una mobilizzazione attiva fino a 90° gradi di flessione avendo cura di evitare ancora l’estensione totale (massimo -10°). In paziente ora indossa il tutore articolato che sarà adeguato a 10°, da utilizzare nella deambulazione domestica.
Questa fase è caratterizzata dall’idrokinesiterapia attraverso le attività dinamiche in acqua tese al riequilibrio posturale e alla fluidità articolare. Gli esercizi in acqua continuano anche nel corso della quarta settimana.

La quarta settimana determina infine la rimozione del tutore e avviene il controllo del chirurgo ortopedico che testa la stabilità articolare, la forza, ed il tono-trofismo muscolare.
In questa fase si tende come obiettivo primario il recupero totale dell’estensione, e gli esercizi in acqua risultano molto indicati in quanto facilitano il controllo articolare inibendo i meccanismi di stiramento attraverso la temperatura 32°/33° che ha effetto rilassante.
Da questo momento in poi avverrà un recupero cauto e graduale della completa flessione e il mantenimento dell’estensione completa, sia in catena cinetica chiusa che in catena cinetica aperta, utilizzando sia la piscina che la palestra.

Il programma di riabilitazione successivamente si indirizzerà al recupero della forza esplosiva del quadricipite, degli adduttori, degli ischio–crurali, attraverso esercizi isometrici, isotonici, con elastici, e propriocettività.
Dopo otto dettimane il paziente completa gli esercizi con la pliometria, la corsa e i cambi di direzione.

In caso di lesioni associate ad altri legamenti o ai menischi, si dilatano vistosamrente i tempi di recupero della flessione a causa del frequente edema associato al trauma dell’intervento chirurgico e alla guarigione tissutale.

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