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Pseudoartrosi

(Curato da Guido De Luca – Fisioterapista)

Per pseudoartrosi si intende la mancata consolidazione di una frattura a distanza di circa 4/5/6 mesi dall’evento traumatico. È di fatto una complicanza determinata dall’interruzione dei normali processi di guarigione della frattura.

Con le tecniche moderne di trattamento la maggior parte delle fratture si risolvono senza problemi anche se in alcuni distretti tale complicazione è più frequente. Per poter guarire una frattura necessita di una buona stabilità e di una vascolarizzazione adeguata. I frammenti della frattura devono rimanere contigui per il tempo necessario.

A questo scopo può essere sufficiente l’applicazione di un apparecchio gessato quando la frattura è composta, oppure può rendersi necessario un intervento chirurgico, per ridurre manualmente la frattura e stabilizzarla con placche e viti o eventualmente chiodi endomidollari. La vascolarizzazione, come detto, riveste un ruolo fondamentale, dato che tramite il sangue sono trasportati tutti i componenti necessari come l’ossigeno e i precursori delle cellule deputate alla produzione del nuovo tessuto.

I soggetti affetti da pseudoartrosi lamentano persistenza del dolore dopo lungo tempo dall’evento truaumatico. Questo dolore può essere costante, o può essere avvertito solo con il carico o il movimento. Per una diagnosi di solito le radiografie sono sufficienti anche se in alcuni casi possono essere necessarie la tomografia computerizzata e risonanza magnetica, anche per pianificare interventi particolarmente complessi.

Eventuali esami di laboratorio possono essere utilizzati per scoprire fattori che favoriscono la pseudoartrosi, come l’anemia o il diabete.

Il trattamento della pseudoartrosi può prevedere trattamenti non chirurgici, trattamenti chirurgici o entrambi.

Nei trattamenti non chirurgici le terapie strumentali sono un trattamento frequentemente utilizzato nelle pseudoartrosi. Quelli che si sono dimostrati maggiormente efficaci sono i campi elettromagnetici pulsati e le onde d’urto.

La chirurgia è necessario quando i metodi non chirurgici falliscono o quando il quadro clinico-radiografico è relativamente grave. Esistono diverse tecniche chirurgiche che possono essere utilizzate, da tempo è accertato che un buon affronto dei capi ossei di frattura ed ad una buona stabilità sono elementi fondamentali per una adeguata guarigione. Questo avviene attraverso procedure di riduzione ed osteosintesi attraverso la fissazione interna o esterna.

Nella prima la sintesi interna stabilizza una pseudoartrosi utilizzando placca e viti, oppure chiodi endomidollare.

Nella seconda la fissazione esterna stabilizza i capi di frattura ancorandosi sull’osso sano, senza apporre corpi estranei nel focolaio di pseudoartrosi. Questo tipo di fissazione è di fondamentale importanza nelle pseudoartrosi infette, essendo la presenza di corpi metallici il primo ostacolo alla guarigione dell’infezione.

Di frequente all’osteosintesi può essere necessario associare l’utilizzo di innesti ossei.

Gli innesti ossei autologhi sono prelevati dal paziente stesso in un sito donatore come per esempio le creste iliache. Un innesto osseo fornisce una impalcatura in cui di nuovo tessuto osseo può crescere, fornendo cellule ossee fresche e fattori di crescita che stimolano la rigenerazione ossea.

Negli innesti ossei omologhi invece si utilizza osso proveniente da donatore vivo o cadavere. Il principale vantaggio è di non richiedere un prelievo dal paziente, limitando quindi le incisioni e il dolore post-operatorio. Anch’esso funge da impalcatura per la formazione di nuovo tessuto osseo ma non contiene cellule vive.

I sostituti ossei infine sono materiali di sintesi che hanno una composizione molto simile a quella dell’osso umano, come svantaggio hanno elevati costi, proprietà meccaniche inferiori a quelle dell’osso e tempi di integrazione decisamente più lunghi.

La riabilitazione si adegua alle tecniche chirurgiche adottate, l’idrokinesiterapia può trovare spazio nei trattamenti non chirurgici e nella chirurgia che utilizza sintesi interne con ferite superficiali ben cicatrizzate onde evitare infezioni.

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