acqua schiena

Patologie Vertebrali e Idrokinesiterapia

(Curato da Guido De Luca – Fisioterapista)

Nella stragrande maggioranza delle patologie vertebrali croniche, i pazienti raramente prendono in considerazione l’idrokinesiterapia come soluzione alternativa, purtroppo, l’ortopedia classica, la chirurgia e la terapia farmacologica la fanno ancora da padroni. Fortunatamente la frequente inefficacia di queste tecniche spinge il paziente alla frequentazioni di palestre, piscine o centri di riabilitazione per le attività motorie che ritrovano benefiche, ma quelli che traggono maggiori benefici sono quelli che praticano attività motorie globali nell’elemento acqua.

L’acqua viene quindi utilizzata per assistere la motricità offesa, e per eliminare la gravità agevolando l’organizzazione spaziale, il tutto in una visione globale. Prendere in carica un paziente affetto da lombalgia cronica in un processo riabilitativo di idrokinesiterapia, equivale alla contemporaneità di indicazione, valutazione e trattamento già in prima seduta.

Molto importante che il paziente in acqua esegua il movimento globale e/o segmentario in forma attiva, per poter ristabilire velocemente le attivazioni cinestesiche gestite dal sistema nervoso centrale e periferico, quindi dato che l’acqua permette di lavorare contemporaneamente sia attivamente che passivamente, si consiglia di non influenzare con una mobilizzazione passiva le traiettorie articolari definite dagli spostamenti del paziente in acqua libera, fornirà indicazioni migliori nella valutazione.

La  prima fase è determinata dalla presa di coscienza del movimento, quindi la ricerca di un equilibrio posturale attraverso esplorazioni articolari caute e lente, ma non influenzate dall’operatore, così come per la mobilità articolare tesa sempre all’incremento.

Alla fase della presa di coscienza segue la fase che tenderà alla stabilizzazione articolare contemplando comunque l’obiettivo dell’escursione articolare completa, attraverso l’ausilio di galleggianti di forme e dimensioni diverse.

La conoscenza qui della materia “acqua” determinerà la strutturazione di esercizi terapeutici, obiettivi a breve e medio termine, sfruttare quindi tutte le proprità intrinseche dell’acqua, turbolenza, attrito, resistenza frontale, temperatura, galeggiamento etc, per generare esercizi con coefficiente di difficoltà sempre crescente.

Deambulazione e valutazione in acqua

Durata: 15 Minuti

Il paziente deambula in acqua libera utilizzando o meno il corrimano, con acqua al livello delle ascelle o più su, ma da non ricoprire completamente le spalle, disegna triettorie deambulatorie libere, ritrovando gradualmente un equilibrio dinamico, orienta velocemente il suo baricentro nelle nuove triettorie deambulatorie. Questa fase determina un rilassamento neuro-muscolare indotto dalla temperatura 32°/33°, fasce e fibre e muscoli cessano la tensione stabilizzante, si adeguano a nuove dolci tensioni, permettendo uno stato di benessere profuso anche alla psiche.

Tutto ciò permette una valutazione immediata della postura e del movimento, in questa fase avviene la conoscenza e l’inquadramento della patologia.

L’ingresso in acqua permetterà  poi una valutazione dell’acquaticità del paziente e suo approccio personale all’acqua, per decidere il grado di difficoltà dell’esercizio terapeutico.

Chiedere delle algie con frequenza, e della qualità delle algie da poterle ben valutare per la strutturazione degli esercizi terapeutici antalgici , se lo si ritiene opportuno parlare della storia della patologia del paziente e/o dei suoi peggioramenti.

Esercizi terapeutici

Esercizi di carico e spostamento

Sono i primi passi verso un processo di globalità, di organizzazione spaziale, di rinforzo. Sono fasi in cui il paziente continua a dare indicazioni sulla sua convalescenza.

1) Paziente in posizione verticale con tavolette galleggianti alle mani in superfice, braccia estese e aperte, posizione di partenza, deambulazione su di una linea invisibile, a piccoli e lunghi passi, con sosta di 2/3 secondi a passo.

2) Paziente in posizione verticale gambe estese e leggermente divaricate, posizione di partenza, braccia abdotte a livello della superfice ma lasciandole immerse, ruotare dolcemente il tronco accompagnato dagli arti superiori, nelle due rotazioni, sfruttare le turbolenze generate dal movimento stesso.

3) Paziente in posizione verticale gambe estese e leggermente divaricate, posizione di partenza, generare un mulinello con gli avambracci e gomiti flessi, invertire il mulilello di frequente, le turbolenze generate orienteranno il tronco in maniera pluridirezionale.

4) Paziente in posizione verticale gambe estese, posizione di partenza, oscillazioni delle gambe estese, senso flesso-estensorio, senso adduttorio-abduttorio, per aumentare il grado di difficoltà superiore dell’esercizio si impegnano gli arti superiori con galleggianti tesi alla destabilizzazione.

Esercizi in galleggiamento orizzontale (passivi)

Questi esercizi prevedono che il paziente abbia acquaticità acquisita e controllo respiratorio in apnea. La forma di rilassamento indotta trova terreno fertile laddove c’è acquaticità gestita bene.

1) Paziente in galleggiamento orizzontale supino, con galleggianti tubolari al collo, al tratto lombare ed al cavo popliteo, posizione di partenza, le mani del terapista fanno presa nel tratto occipitale/cervicale/dorsale, il terapista propone lente oscillazioni laterali di piccolo raggio iniziale.

2) Paziente in galleggiamento orizzontale supino, con galleggianti tubolari al collo, al tratto lombare ed al cavo popliteo, posizione di partenza, le mani del terapista fanno presa in regione poplitea, il terapista propone lente oscillazioni laterali di piccolo raggio con successivo incremento di raggio.

3) Paziente in galleggiamento orizzontale supino, con galleggianti tubolari al collo, al tratto lombare ed al cavo popliteo, posizione di partenza, le mani del terapista fanno presa alle caviglie, il terapista propone lente oscillazioni laterali di vario raggio con successivo incrementi.

4) Paziente in galleggiamento orizzontale supino, con galleggianti tubolari al collo, al tratto lombare ed al cavo popliteo, posizione di partenza, le mani del terapista fanno presa nel tratto occipitale/cervicale/dorsale, il terapista propone pompage e dolci trazioni applicate in senso antero-posteriore da parte del terapista.

5) Paziente in galleggiamento orizzontale supino, con galleggianti tubolari al collo, al tratto lombare ed al cavo popliteo, posizione di partenza, le mani del terapista fanno presa nel tratto lombare, il terapista propone lente torsioni laterali di piccola ampiezza.

Esercizi di scarico vertebrale

Porre delle pause di 5 minuti durante lavori intensi diventa terapeutico se utilizzati come esercizio di scarico lombare, l’assenza di gravità influenza anche i sistemi neuro-vegetativi.

1) Paziente in galleggiamento verticale in vasca alta, con galleggianti tubolari sotto le ascelle, rilasciare il tronco e gli arti inferiori lasciandoli in sospensione, esercizio di scarico passivo dipeso dal rilasciamento globale.

2) Paziente in galleggiamento orizzontale supino, con galleggiante tubolare sotto la testa, rilasciare il tronco e gli arti inferiori lasciandoli fuori acqua sul bordo piscina a ginocchio flesso, esercizio di scarico attivo dipeso dall’adeguamento nel galleggiamento del tronco.

Esercizi di rinforzo muscolare

La strutturazione degli esercizi varia dalla muscolatura che si intende coinvolgere, la muscolatura prossimale degli arti inferiori e superiori risulta essere la migliore dato il coinvolgimento continuo del rachide.

1) Paziente spalle alla parete, gambe e anche estese,  mani al corrimano con gomiti flessi, posizione di partenza, flettere le ginocchia e le anche di 90° contrendo gli addominali, tenere la posizione per 5 secondi e ritornare alla posizione di partenza, ripetere l’esercizio.

2) Paziente in posizione verticale gambe estese, posizione di partenza, oscillazioni delle gambe estese, senso flesso-estensorio, senso adduttorio-abduttorio, aumentare la resistenza con l’acqua attraverso galleggianti a fasce o cavigliere fissate alle estremità degli arti inferiori.

3) Paziente in posizione verticale gambe estese e leggermente divaricate, posizione di partenza, braccia abdotte a livello della superfice ma lasciandole immerse, impugna due palette piccole, ruotare il tronco accompagnato dagli arti superiori che troveranno opposizione per l’attrito offerto dalle palette, in tutte e due i sensi di rotazione, si può aumentare la velocità dell’esecuzione dell’esercizio per incrementare la resistenza.

Esercizi in decubito prono

Non sempre risulta possibile eseguire questi esercizi, molti pazienti hanno difficoltà a tenere il viso sotto l’acqua, cosa necessaria dato che questa posizione sarebbe impossibile da sostenere con la testa fuori dall’acqua. Spesso si lavora  con maschera e boccaglio, soprattutto per applicare una adeguata respirazione durante gli esercizi. Questi esercizi vengono utilizzati per diversi obiettivi terapeutici, stabilità articolare, coordinazione, scarico articolare, propriocettività, rinforzo muscolare, incremento articolare, elongazione muscolare, etc.

1) Paziente in galleggiamento prono acqua alta, posizione di partenza, passaggio in posizione seduta ginocchia e anche flesse a 90°, tenere la posizione 5 secondi, passaggio in galleggiamento supino, ritornare alla posizione di partenza.

2) Paziente in galleggiamento prono acqua alta, posizione di partenza, passaggio in galleggiamento supino attraverso il rotolamento, eseguire l’esercizio in tutte e due le direzioni alternandole.

3) Paziente in galleggiamento prono acqua alta e braccia estese sopra la testa, posizione di partenza, flette le ginocchia e le anche di 90° e tenere la posizione per 5 secondi, ritornare alla posizione di partenza.

 

 

 

 

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