condrite

Sport e Condropatie

(Curato da Guido De Luca – Fisioterapista)

La riabilitazione si pone come principale obiettivo il recupero completo delle gestualitĂ  sportive che il paziente era in grado di effettuare prima dell’infortunio. La gestualitĂ  sportiva risulta  comune a diverse attivitĂ  sportive, come ad esempio la corsa ed il salto, ed in parte sono specifiche per ognuna di esse. In questa gestualitĂ  costruita nel corso del tempo dall’atleta deve essere ripresa durante il percorso riabilitativo. Una riabilitazione adeguata deve necessariamente completarsi sul ritorno all’attivitĂ  sportiva, con particolare attenzione da parte a correggere e migliorare la gestualitĂ  funzionale. Il terapista della riabilitazione quindi, affinchè il paziente compia un adeguato esto sportivo dopo un intervento per condropatia,  dovrebbe verificare con molta attenzione il recupero di queste condizioni:
– Guarigione tissutale
– Escursione e stabilitĂ  articolare
– Forza e flessibilitĂ  muscolare

Guarigione tissutale

Si riconoscono tre tipi di lesione cartilaginee:

1) Danno condrale senza evidenti impronte di lesione
2) Frattura condrale
3) Frattura osteo-condrale

Avremo quadri clinici diversi e diverse potenzialitĂ  e modalitĂ  di recupero. In ogni caso la guarigione non può avvenire se l’ampiezza della lesione supera la capacitĂ  di riparazione dei  condrociti.
Diverso sarĂ  inoltre il risultato funzionale a seconda che si sia avuto un tentativo di riparazione, con deposizione di tessuto cartilagineo con proprietĂ  visco-elastiche diverse dalla cartilagine ialina, meno resistente al carico. La chirurgia stimola e attiva il meccanismo e i tempi biologici sono diversi in rapporto alle diverse tecniche operatorie come per l’etĂ  del soggetto, per l’ampiezza e la profonditĂ  del danno condrale.
Nella fase post operatoria un carico progressivo attraverso gli esercizi riabilitativi in acqua può favorire, attraverso una stimolazione controllata e graduale dei tessuti, il processo di guarigione. Come un carico a secco precoce così come un carico eccessivo può renderla lunga e fastidiosa. Il terapista della riabilitazione dovrà quindi trovare un giusto equilibrio tra il carico di lavoro teorico e il carico di lavoro sostenibile dal paziente.

Un buon programma di riabilitazione prevederĂ  quindi: la conoscenza dei tempi di recupero a seconda del danno e dell’intervento praticato, la gestione in equipe con il chirurgo, e l’elaborazione di step da seguire e soprattutto considerandoli come linee guida e non rigidi protocolli, nelle fasi iniziali l’acqua con il suo carico progressivo, favorirĂ  la ripresa articolare ed il circolo di liquido sinoviale senza sollecitare i tessuti in via di cicatrizzazione dato l’alleggerimento delle forze di taglio.

Escursione e stabiltĂ  articolare

Affinchè l’atleta torni alla ripresa sportiva sono necessarie stabilitĂ  articolare e completa escursione articolare. La stabilitĂ  articolare, è gestita dal complesso capsulo-legamentoso e dai muscoli che assicurano la stabilitĂ  dinamica. In particolare si deve ricordare la sinergia funzionale del quadricipite rispetto al LCP, degli ischiocrurali rispetto al LCA e l’importanza dei muscoli intra ed extra rotatori per il controllo delle instabilitĂ  rotatorie.
La stessa importanza viene data al recupero di una completa escursione articolare, condizione indispensabile per effettuare il gesto senza compromessi meccanici. Il recupero dell’escursione articolare risulta di primaria importanza nel favorire la lubrificazione, il metabolismo e nello stimolare i processi riparativi dopo intervento sulla cartilagine.

Forza e flessibilitĂ  muscolare

Il recupero della forza determinerĂ  una muscolatura della coscia forte, potente e resistente nelle sue componenti anteriori, e flessibile ed elastica nelle sue componenti posteriori, obiettivi questi imprescindibili della rieducazione sportiva. La forza e la flessibilitĂ  muscolare devono essere recuperate prima di portare l’atleta sul campo. Una serie di test ci indicheranno meglio le condizioni del paziente ed in questo caso si considera la sede del ginocchio:

Il paziente dovrà avere la capacità di effettuare movimenti di flesso estensione in catena chiusa e carico monopodalico fino a 90° di flessione del ginocchio senza dolore.
Il paziente dovĂ  poter effettuare esercizi eccentrici monopodalici su leg press con carico uguale all’arto controlaterale negli ultimi 50° del movimento di flessione del ginocchio.
Il paziente dovrĂ  essere in condizione di effettuare balzelli monopodalici (pliometria).
Inoltre si dovrĂ  controllare l’estensibilitĂ  degli ischio-crurali che possono costituire un limite e influenzano i sintomi di dolore anteriore di ginocchio.

 

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