Trattamento Frattura Polso

(Curato da Guido De Luca – Fisioterapista)

Per la valutazione radiologica del tipo di frattura, e quindi l’orientamento al tipo di trattamento da scegliere, si utilizzano le due proiezioni standard in AP antero-posteriore (Immagine A)

ed LL latero-laterale (Immagine B), delle quali dovrebbero essere presi in considerazione, in AP l’inclinazione radiale e la lunghezza radiale e in LL l’angolazione volare.

La scelta di un trattamento cruento o incruento, sia per le fratture extra-articolari che per quelle articolari, è determinato fondamentalmente dalla valutazione di instabilità.

Nelle fratture extra-articolari si opta per un trattamento cruento anziché per una immobilizzazione, di frequente è la presenza di una quantità di frammenti ossei, che rende questo tipo di fratture instabili e quindi indica la scelta del trattamento chirurgico.

Nelle fratture articolari bisogna inoltre considerare, come criterio di valutazione per il trattamento, oltre alla instabilitĂ , anche la possibilitĂ  di ottenere una adeguata articolaritĂ .

Quindi riassumendo, in un trattamento di fratture di polso, gli indicatori da seguire sono i concetti di stabilitĂ  e articolaritĂ . Le fratture stabili e ben articolate richiedono un trattamento conservativo, mentre le fratture instabili e non ben articolate richiedono un trattamento cruento.

La rieducazione funzionale tesa alla riabilitazione, nel caso di frattura di polso deve essere considerata in un approccio globale un approccio che investe tutto l’arto in questione. La struttura complessa anatomica e meccanica della mano, rende indispensabile una rieducazione sensitiva e sensoriale, oltre a quella prettamente motoria,  in special guisa la propriocettivitĂ  della mano, del polso e di tutto l’arto superiore interessato. L’arto superiore è estremamente versatile, con possibilitĂ  di orientamento dello spazio della mano, esaltate dalle caratteristiche dell’articolazione del gomito che consentono movimenti di flesso-estensione e di prono-supinazione. Le funzioni di prensione della mano consentono inoltre diverse possibilitĂ  di orientamento spaziale determinando atteggiamenti “misti” e combinanata poi all’azione dei diversi muscoli che agiscono sulle dita, genera un’ampia gamma di movimenti e di posizioni.

Si riconoscono tre fasi nell’approntamento di un programma riabilitativo.

Prima Fase

Nella prima fase  o fase iniziale, si tenderĂ  ad una riduzione dell’edema della mano come obiettivo primario associando una cauta mobilizzazione attiva, si previene poi la rigiditĂ  con esercizi attivi, attivi assistiti e passivi, una mobilizzazione della spalla e del gomito omolaterale vanno immediatamente inserite nel protocollo (approccio globale). Per l’edema si utilizzeranno tutti gli strumenti di cui dispone il fisioterapista, dalla tecnica P.R.I.C.E. (protection, relax, ice, compression, elevation) alla terapia strumentale, drenaggi manuali, bendaggi compressivi, etc. Un recupero dello schema motorio dell’arto superiore in toto garantirĂ  il programma motorio successivo decisamente adeguato.

Seconda Fase

E’ questa una fase intermedia, quella in cui si verifica la quantitĂ  e la qualitĂ  del callo osseo, si rimuovono eventuali fissatori esterni e si lascia definitivamente il tutore. Vengono utilizzati esercizi attivi assistiti di mobilizzazione della spalla dell’avambraccio del polso e delle dita per migliorare la mobilitĂ  globale dell’arto superiore.

Terza Fase

Nella terza fase una volta ben stabilizzato il callo osseo, si possono iniziare esercizi di rinforzo muscolare con l’ausilio di elastici a strisce e/o tubolari mentre si continua con la mobilizzazione attiva e contro resistenza a tutto l’arto coinvolgendolo sempre piĂą in una motricitĂ  globale. Utilissimi gli esercizi di manipolazione e prensione per incrementare la capacitĂ  sensitivo-sensoriale, per stimolare le afferenze cinestesiche propriocettive tattili, per migliorare la modulazione della forza.

 

 

Print Friendly, PDF & Email